Testimonianza di Concordia Zullo

La mia gratitudine nei confronti dei volontari AIL.

Testimonianza di Concordia Zullo paziente del servizio di Continuità Assistenziale

 

Dopo 10 anni è arrivato il momento che più temevo, che più mi spaventava e che, in fondo in fondo, non pensavo si potesse effettivamente verificare.

medici del servizio di Continuità Assistenziale.

Roberto Vallone, Costanzo Feo e Sergio Micco, i medici del servizio di Continuità Assistenziale.

A mia mamma 10 anni fa hanno diagnosticato un linfoma non Hodgkin. Ha iniziato con le cure: chemio, radioterapia e, infine, autotrapianto delle cellule staminali. Il linfoma era in regressione. Sono stati anni molto sofferti tra malattia, ospedali,dottori, viaggi… ma fatti anche di piccole gioie quotidiane (mia mamma che prepara la parmigiana),o di incontri che hanno alleviato la croce.

Quest’anno, ad agosto, a seguito di frequenti febbri, mia mamma è stata ricoverata per accertamenti nella “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, dove è in cura da anni ed i dottori, con delicatezza, mi hanno spiegato che il linfoma era ritornato e, in più, c’era la leucemia ad aggravare il quadro di mia mamma, per cui, un’altra volta “solo una terapia di mantenimento” .

Mi sono sentita persa, un naufrago: Cosa fare? Cosa aspettarmi? Mia mamma era molto debole, non camminava più, come avrei potuto gestire le emergenze? Una febbre? Un gonfiore? Chiesi ai dottori se la terapia di mantenimento poteva farla a Benevento, per evitarle strapazzi,visto che era già debole e provata. Il giorno seguente le dimissioni dall’ospedale di San Giovanni Rotondo, mi recai al Centro Trasfusionale dell’Ospedale “G. Rummo” di Benevento.

Ero pronta psicologicamente ad essere trattata con sufficienza, sia perché mia mamma era una malata terminale, sia perché era stata in cura in un altro ospedale. Nonostante la sala d’aspetto piena di pazienti, fui subito ricevuta dal dott. Costanzo Feo con un’impensata e insperata disponibilità, umanità e competenza.

Infermieri del servizio di Continuità Assistenziale.

Simona Esposito, Carmine Romano Barbato e Giusy Cassetta. Infermieri del servizio di Continuità Assistenziale.

Le domande che non ero riuscita a fare ai dottori di san Giovanni Rotondo, le feci al dott. Feo, che fu veramente molto paziente e disponibile, ed io gliene sarò sempre molto grata.  Mia mamma è stata inserita nel programma/progetto di Continuità Assistenziale dell’AIL Benevento Onlus sezione “Stefania Mottola”, che prevede la cura del paziente presso il proprio domicilio, con infermieri, quali Giusy e Carmine, veramente amorevoli e gentili verso mia madre. Ho avuto il piacere di conoscere anche il dott. Roberto Vallone, che ha cercato di alleviare il più possibile le difficoltà a cui, il paziente e i suoi familiari, vanno incontro. Non credo di riuscire a descrivere il sollievo, la serenità e il senso di gratitudine nei confronti dei volontari,splendide persone capaci di alleviare momenti così dolorosi.

Grazie.

Concordia Zullo (Apice)

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